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	<title><![CDATA[MSNI: Per Lavorare meglio essere incompetenti]]></title>
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	<pubDate>Sat, 02 Apr 2016 12:00:49 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Per Lavorare meglio essere incompetenti]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il lavoro? Questione di paradossi. <br>E' la tesi fatta emergere da Angelo Pasquarella, esperto del mondo del lavoro, secondo cui "<em>pi&ugrave; si &egrave; incompetenti e pi&ugrave; si viene pagati e se si vuole lavorare &egrave; meglio non andare in ufficio</em>".</p>
<p>"<em>L&rsquo;attuale attivit&agrave; d&rsquo;ufficio spesso non consiste in volumi di lavori di massa caratterizzati da semplicit&agrave; e ripetitivit&agrave;. Queste attivit&agrave; vengono sempre pi&ugrave; date in outsourcing a piccole imprese di servizi. Le imprese trattengono per s&eacute; i lavori pi&ugrave; difficili da esternalizzare in quanto a maggior contenuto professionale. Ne consegue che le prestazioni richieste all&rsquo;operatore consistono maggiormente nella soluzione di problemi che nell&rsquo;applicazione di procedure ripetitive</em>".</p>
<p>La realt&agrave; &egrave; che: "<em>Qualche volta per migliorare le prestazioni di una struttura proviamo ad immettere un giovane brillante nella speranza che serva da traino in situazioni stagnanti. Quasi mai otteniamo risultati positivi. L&rsquo;intervento da fare &egrave; nei confronti della struttura nel suo insieme. Qualora un dipendente spicchi sugli altri per capacit&agrave; ed efficienza, si realizza una sorta di effetto calamita. E&rsquo; in questi casi che si realizza il paradosso 'carica l&rsquo;asino, finch&eacute; non si adegua</em>'".</p>
<p>"<em>Le capacit&agrave; e l'estro del singolo</em> &lt;afferma Pasquarella&gt; <em>non sopravvivono in <strong>strutture mediocri</strong>. Al contrario, quando il gruppo esprime una media elevata, anche la punta verso il basso tender&agrave; a spingersi verso l&rsquo;alto o a cercare un&rsquo;altra occupazione. Per questo, per migliorare la produttivit&agrave; di un ufficio ad alta intensit&agrave; di conoscenza non serve intervenire sulle punte, ma occorre lavorare sul suo insieme</em>".</p>
<p>A detta degli esperti, per&ograve; esiste anche un paradosso anche sull'incompetenza: "<em>Esiste in molti di noi, una sorta di paradigma attraverso il quale si ritiene che pi&ugrave; tempo ci si mette e pi&ugrave; un problema &egrave; difficile oppure meglio viene svolto. Avere come riferimento il tempo significa accettare concetti come: 'Pi&ugrave; tempo impieghi e pi&ugrave; &egrave; difficile il compito'. Questo messaggio viene letto cos&igrave;: 'Pi&ugrave; tempo impiego e pi&ugrave; viene valorizzato il mio lavoro', oppure 'Che lavoro difficile e complesso sto facendo, la mia competenza non ha prezzo'. E di conseguenza: '<strong>Pi&ugrave; si &egrave; incompetenti e pi&ugrave; si vale</strong></em>'".</p>
<p>"La mentalit&agrave; che ne consegue -aggiunge- <strong>disincentiva l&rsquo;operatore a migliorare</strong> se stesso, a trovare nuovi metodi che rendano pi&ugrave; celere o efficiente l&rsquo;attivit&agrave; (<em>non dimentichiamo che il processo intellettuale non &egrave; industrialmente predefinito ma determinato dall&rsquo;operatore</em>) e, nel lungo periodo, rende questo operatore improduttivo".</p>
<p>"La colpa di ogni inefficienza sar&agrave; attribuita al tempo, sempre troppo poco rispetto alle cose da fare. La soluzione che automaticamente affiora &egrave; che occorrono pi&ugrave; persone che, una volta assunte, non potranno che aumentare l&rsquo;inefficienza dell&rsquo;ufficio".</p>
<p><img src="https://www.impresamia.com/wp-content/uploads/2015/02/manager.jpg" alt="essere incompetenti per trovare lavoro" width="550" style="border: 0px;"></p>
<p>"L&rsquo;unica soluzione &egrave;, invece, quella -sottolinea- di premiare la competenza invogliando ognuno ad essere pi&ugrave; efficiente e dimostrando che il risultato dell&rsquo;efficienza va anche a suo beneficio. Vi devono, infatti, essere precisi interessi, stimoli e incentivi al miglioramento che impongono lo sganciamento dalla trappola temporale".</p>
<p>"Alcune aziende - ricorda - finiscono con il concordare con i propri dipendenti il tempo per il raggiungimento di un determinato risultato atteso. L&rsquo;efficienza, in questo caso, va anche a vantaggio del dipendente, che potr&agrave; impiegare l&rsquo;eventuale tempo che gli avanza in attivit&agrave; o progetti che lo interessano".</p>
<p>Angelo Pasquarella sostiene, inoltre, che "se si vuole lavorare non bisogna venire in ufficio". "<em>Molte aziende</em> - riferisce - <em>sono recentemente arrivate ad imporre ai propri dipendenti il lavoro a casa per due giorni alla settimana, alleggerendo i costi e costringendo i collaboratori a comportamenti pi&ugrave; autonomi e pianificati. Nonostante ci&ograve;, molte imprese stentano nell&rsquo;adottare atteggiamenti flessibili sull&rsquo;orario: si lavora solo se si &egrave; presenti</em>".</p>
<p>"La presenza -assicura l'esperto- &egrave; necessaria nella produzione di beni materiali, che non possono che essere prodotti in un luogo materiale. Ci portiamo dietro radicati modelli mentali e siamo orientati comunque alla fisicit&agrave; del luogo produttivo, anche come espressione della fatica e delle sofferenze legate all&rsquo;applicazione della gerarchia che, ai nostri occhi, appare giustificare il nostro reddito".</p>
<p>Per questo, conclude, "nel lavoro postindustriale, anche quando non ve ne sarebbe bisogno, siamo istintivamente portati a doverci posizionare in un luogo deputato al lavoro, diverso da quello associato al concetto di riposo: se lavoriamo a casa ci sembra di non aver lavorato".</p>
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	<dc:creator>lilian</dc:creator>
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