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	<title><![CDATA[MSNI: Dio esiste e vive a Bruxelles | Trailer Italiano]]></title>
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	<pubDate>Sun, 22 Nov 2015 09:01:40 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Dio esiste e vive a Bruxelles | Trailer Italiano]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>TRAMA</h2>
<p>Commedia Francese: Dio esiste e vive a Bruxelles, ma con una moglie timorosa e una figlia ribelle.<br>Il figlio, pi&ugrave; celebre di lui, &egrave; fuggito molti anni prima per conoscere gli uomini pi&ugrave; da vicino, morire per loro e lasciare testimonianza e testamento ai suoi dodici apostoli. Egoista e bisbetico, <strong>Dio governa il mondo da un personal computer</strong> facendo letteralmente il bello e il cattivo tempo sugli uomini. Ostacolato da Ea, decisa a seguire le orme del fratello e a fuggire il 'suo regno', la bambina si 'confronta' con JC (Jesus Christ) ed evade dall'obl&ograve; della lavatrice. Espulsa dentro una lavanderia self-service infila la via del mondo, recluta sei apostoli e si prepara a combattere l'ira di Dio, a cui ha manomesso il computer e di cui ha denunciato il sadismo, spedendo agli uomini via sms la data del loro decesso.<br>Sei anni dopo <strong>Mr. Nobody</strong>, che gettava un dubbio sul punto di vista assunto dal film (&egrave; quello di un bambino che anticipa un vecchio o quello di un vecchio che (in)segue il bambino che &egrave; stato?), Jaco Van Dormael ci mostra il punto di vista onnipotente di chi governa il mondo e il destino degli uomini. <br>Rispolverando la voce off (e infantile) di Toto le h&eacute;ros, il regista belga realizza una commedia surreale e inconcludente in cui riconosciamo comunque il suo sguardo singolare e visionario. Perch&eacute; Le Tout Nouveau Testament, dentro un prologo esilarante, dichiara l'impianto e getta le premesse di un discorso che poi dimentica di svolgere, limitandosi a esiliare Dio in Uzbekistan e a supplirlo con una dea svampita che decora il cielo con cornici digitali. Ordinato secondo i libri che compongono la Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico etc) e apprestato a rispondere a una domanda esistenziale (che cosa fareste se conosceste in anticipo la data della vostra dipartita?), Le Tout Nouveau Testament finisce per perdersi in un bicchiere d'acqua e in un impegno evidentemente troppo ambizioso. <br><br>Il dispositivo, appena collaudato nell'incipit, non riesce a correggere le fragilit&agrave; congenite e a sostenere l'intenzione 'rivoluzionaria' di partenza, ripiegando su una serie di ritratti e personaggi dismessi che lasciano tutto e intraprendono un viaggio in un mondo sconosciuto, dove ritroveranno naturalmente quello che hanno perso. Tutti tranne dio, interpretato da Beno&iuml;t Poelvoorde con nervosa immedesimazione, che finir&agrave; per condannarsi, disegnando un percorso in forma di deriva. Il problema col cinema di Van Dormael &egrave; che tutto quello che lo rende <strong>spettacolare e sorprendente, l'umorismo, l'oniricit&agrave;, il lirismo</strong>, le sospensioni, le metafore, le incursioni nel fantastico, i folgoranti intermezzi, finisce quasi sempre per annullarne la profondit&agrave; e la sostanza anche quando a reggere i destini del mondo (e del film) ci sono attori efficaci e imprevedibili come Beno&icirc;t Poelvoorde e Yolande Moreau. <br>Diffusa di una saggezza popolare e na&iuml;f e stordita da effetti digitali, la nuova commedia di Van Dormael &egrave; un incrocio singolare tra Il favoloso mondo di Am&eacute;lie e Una settimana da Dio, a cui si aggiunge una colonna sonora composta da 'brani facili' e pi&ugrave; adatti ad accompagnare intervalli pubblicitari. Furbo e didascalico, Le Tout Nouveau Testament galleggia su un immaginario di riporto che oscilla tra la legge di Dio e quella di Murphy, tra sentenza e motto, tra autocitazione e citazione ammiccante, su tutte quella 'bestiale' che innamora Catherine Deneuve di un gorilla, omaggio evidente a Max amore mio di Nagisa Oshima. Nondimeno, come tutti i film di Van Dormael, Le Tout Nouveau Testament muove al riso e al pianto e ha gli strumenti emozionali per diventare oggetto di inesauribile passione, fosse solo per quel dio 'umano troppo umano' che osserva il mondo in cattivit&agrave; e dentro un'orizzontalit&agrave; assunta come asse espressivo della messa in scena. Una splendida operazione di 'abbassamento' che purtroppo non riesce a innalzarsi oltre l'universo artificiale che Van Dormael dispiega davanti ai nostri occhi.<br><br>Amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
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