Accedi

Il paradiso esiste

Non basta essere uno stimato luminare di Harvard per essere credibile quando racconti di aver vissuto un’esperienza ultraterrena. Lo dimostra la vicenda del neurochirurgo Eben Alexander, raccontata in America in esclusiva su Newsweek e rilanciata in tutto il mondo dalla stampa tra stupore e ironia. 


L’accademico americano, nel 2008, dopo aver contratto una rara forma di meningite, è stato sette giorni in coma. Dopo aver aperto gli occhi, aveva delle consapevolezze abbastanza radicali e sconvolgenti, tanto più per un uomo di scienza.

Secondo Alexander il paradiso esiste, ed è un regno fatto di nuvole ed entità superiori. In questo mondo ultraterreno, il dottor Alexander ha condotto un viaggio lungo, accarezzato da un vento divino, che lo rassicurava sull’amore e l’adorazione eterna. 

L’esperienza di Alexander è narrata nel libro Proof of Heaven ( La prova del paradiso), in uscita in America il 23 ottobre. Nel suo viaggio non manca nemmeno una presenza femminile di angelica bellezza e lo studioso di fatto conferma l’immaginario iconico di nuvole e stormi di esseri luminosi che, lasciando dietro di loro una scia lucente, lo accompagnavano in questo viaggio conclusosi in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante

Inevitabili le ironie ma non manca, da parte del luminare, il tentativo di spiegare anche l’eccezionale situazione in cui si è generato quello che molti vogliono derubricare come un sogno o una pura allucinazione. «Quel particolare tipo di coma», ha spiegato, «ha spento la parte umana del mio cervello, la neocorteccia. I batteri erano entrati nel mio fluido cerebrospinale e stavano mangiando il mio cervello. L'esperienza che ho vissuto è stata così profonda che mi ha dato una ragione scientifica per credere che esista una coscienza dopo la morte».

fonte destinazionesalerno

Ha poi aggiunto, per dare supporto alle sue argomentazioni scientifiche: «Per quanto ne so, nessuno ha mai visitato questa dimensione parallela mentre la sua corteccia era completamente disattivata e mentre il suo corpo era sottoposto ad attenta osservazione clinica, come il mio lo è stato durante i sette giorni di coma».Tornato alla normale attività di accademico, Alexander è costretto a confrontarsi con lo scetticismo della comunità scientifica e dei colleghi che, pur stimandolo professionalmente, non possono che restare freddi sulla sua esperienza indotta dal coma. Le obiezioni sono di natura scientifica ma anche l’uomo della strada, a un simile racconto obietta: possibile che un medico racconti di un’esperienza ai confini della morte così piena di stereotipi e vicina a molte altre di persone che mai hanno avuto uno scranno nella più importante università del mondo?

Ebbene sì, ed è di fatto il motivo di interesse della storia, rilanciata in America da un settimanale, Newsweek, conosciuto per posizioni liberal.

Commenti